...i lettori, gli avventori o semplicemente chi si trova qua per caso navigando nella blogosfera, credo siano persone intelligenti che capiscono la satira e l'ironia dei miei scritti.
Ci tengo ad avvisare che se fraintendete, non me ne fotte proprio. Anzi, pigliato' n cul.

Adelmo Bartalesi.

sabato 11 aprile 2026

la "Trilogia del Diavolo" di Romano Bertola è mia.




Finalmente, la "Trilogia del Diavolo" di Romano Bertola è mia.

di Armando Borrelli

Ci sono libri che non cerchi, ma che ti trovano. Arrivano nella tua vita a ondate, magari in periodi diversi, lasciandoti sempre con la sensazione di un cerchio incompleto. Per me, quel cerchio era la produzione aforistica e surreale di un genio indiscusso, ma forse ancora troppo poco celebrato: Romano Bertola.

Eccola lì, stretta nelle mie mani e affiancata dal muso sornione del mio fedele compagno a quattro zampe (che, in fondo, sembra aver capito l'importanza del momento): la mitica "Trilogia del Diavolo" è completa.
Il genio silenzioso dietro il Diavolo

Ma chi era, per chi non lo conoscesse, Romano Bertola? Era un torinese nel midollo, elegante e asciutto. Il mondo lo ricorda come il "mago della pubblicità", l'inventore dei caroselli che hanno fatto la storia d'Italia (pensa all'Amarena Fabbri). Ma Bertola era molto di più. Era un paroliere raffinato, un compositore di sigle celebri (anche per lo Zecchino d'Oro!), ma soprattutto era un osservatore impietoso, cinico e poetico dei paradossi umani. Le sue "caramelle del diavolo" non erano semplici battute; erano bisturi che aprivano la realtà per mostrarne le contraddizioni.
Un viaggio a tappe: la mia collezione completata

Questa collezione non è nata tutta in una volta. Ogni libro ha avuto la sua storia, il suo momento. Ma ora che sono tutti qui, messi in ordine cronologico, raccontano un'evoluzione incredibile.

Le caramelle del diavolo (1991): Il capostipite. Il libro che ha gettato le basi, proponendo il Diavolo non come il male assoluto, ma come un complice diabolicamente ironico che ci offre uno specchio per ridere delle nostre sventure. "Caramelle" dolci solo all'apparenza.

Includetemi fuori (2003): L'edizione rosa che vedete nella foto, con quella figura stilizzata sulla copertina. Il titolo è un manifesto dell'assurdo. In un'epoca che ci vuole tutti allineati e connessi, Bertola rivendica il diritto aristotelico di essere l'osservatore che sta ai margini. "Includetemi fuori" è l'arte del distacco filosofico.


Tra inferno e paradosso (2005): Il gran finale. Forse il più cupo, ma anche il più geniale dei tre. I diavoli sulla copertina sono diventati turisti. Ci dicono che l'inferno non è un luogo dopo la morte, ma è qui, nella nostra vita quotidiana, fatta di paradossi insostenibili. Ma è anche un inferno dove vale la pena di scattare una foto e farsi due risate.
Le storie che ti cambiano

Non sono solo aforismi. Questi libri sono pieni di brevi favole morali che non mi stancherò mai di rileggere.

Come la storia del bambino con la gobba, bullizzato dai compagni. Una gobba che, nel finale, si rivela essere null'altro che due ali ripiegate. Una storia potentissima sul pregiudizio e sulla bellezza che si nasconde sotto le apparenze.


O l'incontro malinconico con il Babau (uno dei mostri preferiti dell'infanzia, anche di Buzzati!). Invece di far paura, il mostro si lamenta con l'uomo ormai adulto: "Ma perché non sei mai venuto alle nostre festicciole? C'erano donne, musica, si stava bene!". Una lezione bruciante sul tempo sprecato a temere ombre inesistenti.


E infine, l'apocalisse laconica. L'umanità intera scompare, lasciando solo un biglietto: "Addio s*****o, siamo andati in un posto bellissimo". E lui, l'ultimo uomo, che commenta con l'understatement piemontese di Bertola: "Beh, potevano anche avvisarmi".
Tra Buzzati, Sclavi e Arpino: una fratellanza di sguardi

Non sono l'unico a vederlo. C'è un filo rosso sottile e d'acciaio che unisce Bertola ai grandi della letteratura del mistero e della malinconia.

Vedi l'attesa vana e l'inquietudine di Dino Buzzati.


Vedi la vena "nera" e il gusto per l'orrore quotidiano di Tiziano Sclavi. Non è difficile immaginare Dylan Dog che, in un albo dei suoi sogni, si imbatte proprio in un angelo con le ali chiuse o in un Babau deluso.


E infine, c'è la fratellanza con Giovanni Arpino, un altro maestro torinese. Entrambi condividono una scrittura "coltellata", asciutta, secca, che non spreca parole e che guarda alla sconfitta umana non con disperazione, ma con una dignità quasi nobiliare.

Possedere questa trilogia oggi significa avere un kit di sopravvivenza spirituale. In un mondo che corre, dove il "difetto" è da cancellare e la "paura" da temere, Bertola ci insegna a rispondere con un'alzata di spalle, un sorriso amaro e, se possibile, un paradosso ben piazzato. E io, Armando, non potrei essere più felice di avere questi diabolici compagni di viaggio sul mio scaffale