Lei non ti dice: “Ho un uomo, un amore”,
ti dice “persona” con gran pudore.
A cena lo annuncia, tra pasta e vino,
perché vuole farti morir pianino.
“Una bella persona”, e tu già capisci,
che il conto lo paghi e poi sparisci.
Se fosse un tizio, una donna, un cane,
zitta restava, e tutto rimane.
Ma “persona” vuol dire che è presa di brutto,
che il piatto si gela e tu resti distrutto.
“Legge Scerbanenco, ti assomiglia assai…”
Tradotto: sei brutto, e cornuto oramai.
Tu con la forchetta hai sempre mangiato,
ma già l’ha provato: con lui ha cenato.
Così ti consola: “somiglia a te un poco…”,
e intanto si scorna, ridendo di sguincio.
Alla fine il responso la sorte ti dona:
non lui somiglia a te — tu somigli a “persona”.

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