...i lettori, gli avventori o semplicemente chi si trova qua per caso navigando nella blogosfera, credo siano persone intelligenti che capiscono la satira e l'ironia dei miei scritti.
Ci tengo ad avvisare che se fraintendete, non me ne fotte proprio. Anzi, pigliato' n cul.

Adelmo Bartalesi.

martedì 25 novembre 2025

La finta educazione della vera maleducazione: Dipende molto anni 80

 

Tra le parole riempitive che hanno attraversato la storia recente della conversazione italiana, “dipende” merita un posto d’onore. Negli anni ’80 era quasi una piccola moda linguistica: un’espressione che sembrava saggia, ponderata, riflessiva. In realtà, molto spesso non significava nulla. Era il modo più elegante per prendere tempo, o peggio, per mostrare un interesse minimo senza aver ascoltato davvero quello che l’altro stava dicendo.

Il paradosso è che “dipende” nasce come parola logica, utile, perfino filosofica. Ogni situazione può variare in base ai parametri, alle condizioni, ai contesti: dunque sì, dipende. Ma quando un’espressione così precisa viene ridotta a intercalare meccanico, smette di essere un ragionamento e diventa una scorciatoia sociale. È la risposta perfetta di chi non sta seguendo la conversazione, ma non vuole esporsi abbastanza da dire “non ho capito”, “ripeti”, o semplicemente “non ti stavo ascoltando”.

Nei dialoghi, il “dipende” utilizzato come riempitivo è una forma di pseudo-ascolto: inserito in mezzo a un discorso altrui, spezza il ritmo e crea l’illusione di partecipazione attiva. Ma se chi lo pronuncia non aggiunge nulla, non spiega da che cosa “dipende”, non formula una vera opinione o non fa una domanda precisa, allora quella parola diventa un guscio vuoto. È uno strumento di maleducazione travestito da riflessione intelligente.

È interessante notare che “dipende” porta con sé una sorta di autorità fittizia: chi lo usa sembra voler suggerire profondità, come se nascondesse un pensiero articolato che però non arriva mai. È un modo per marcare il territorio della conversazione senza realmente occuparlo. Una falsa profondità che, alla lunga, mina il valore dell’intero scambio comunicativo.

La maleducazione, qui, non è nell’espressione in sé — che è legittima e utile quando usata con criterio — ma nel suo uso opportunistico. È maleducato interrompere chi parla con una parola che simula partecipazione ma non la offre. È maleducato far credere di aver compreso un punto quando invece non si è neppure ascoltato. È maleducato, in altre parole, non prendersi la responsabilità della propria presenza nella conversazione.

“Dipende”, usato come tappabuchi, è un esempio perfetto di quella categoria di comportamenti che coltivi nella tua rubrica: la buona educazione apparente che, a guardar meglio, rivela una forma di disinteresse, di superficialità e a volte perfino di fastidio mascherato.

 


 

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